Convivenza 2018

Chi ha già avuto modo di partecipare alle due edizioni precedenti, sa che la ConVivenza si traduce nel motto l'arte di vivere insieme.
Concepita come un'attività per bambini e ragazzi, la ConVivenza e il suo invito si estendono ad allievi e non-allievi, famiglie, conoscenti, amici e interessati. Tutti insieme in un'atmosfera basata sulla libertà di coscienza.
Ci saranno diverse attività: Servizi di Tempio, passeggiate nella natura, laboratori creativi, conferenze pubbliche, workshop di varie tipologie; e ciascuno potrà partecipare alle attività che preferisce, senza forzatura alcuna.
Vi aspettiamo con gioia!
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La Fama Fraternitatis

400 anni fa l’Ordine della Rosacroce, pubblicò un piccolo libro intitolato “Fama Fraternitatis R.C.”, tradotto abitualmente come “L’appello della Fraternità della Rosacroce”. Noi vediamo in questo antico testo una serie di indicazioni molto precise intorno al vero senso della vita. La nostra civiltà si trova oggi in un punto di snodo molto particolare, un momento assai confuso, in cui lo smarrimento e l’incertezza sul futuro tendono a paralizzare le coscienze in uno stato di grande sterilità. I Rosacroce si sono sempre impegnati per apportare agli esseri umani una conoscenza che permettesse loro di comprendere chi sono, come è fatto il mondo in cui sono nati e verso dove orientare i loro sforzi per connettersi direttamente con lo Spirito divino. L’intento fondamentale della Rosacroce e del suo Manifesto, così intriso di compassione per l’amara sorte degli esseri umani, che vagano nel dedalo caotico dell’esistenza umana senza poter trovare una reale via ...
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La storia dimenticata dei Manifesti rosacrociani

La pubblicazione dei Manifesti rosacrociani causò grande subbuglio nell’Europa spirituale al principio del 17º secolo. La veemenza nel cercare pro e contro indica che il loro messaggio aveva toccato profondamente gli animi. La storia dimenticata dei Manifesti parla una lingua tutta sua.   La Cristianità europea, nel 16º e 17º secolo, era caduta in una crisi profonda. I movimenti di riforma di Lutero e Calvino avevano screditato la supremazia della Chiesa romana. I riformatori non solo si riferivano agli abusi e alla decadenza interni alla Chiesa, ma volevano contemporaneamente rafforzare la fede individuale basata sulla responsabilità dell’individu.   Ma sia Lutero che Calvino imposero nuovi dogmi, che presero in prestito dal passato. Ciò include, ad esempio, la dottrina della predestinazione nel Calvinismo, secondo la quale Dio ha stabilito il fato dell’universo e l’esistenza dell’essere umano sin dall’inizio. Lutero e Calvino con ciò si volgevano ve...
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Il conflitto interiore

  La Scuola Spirituale della Rosacroce d'Oro rivela l'Insegnamento Universale, la cui essenza non si trasmette tramite parole o scritti, ma per mezzo di una forza.   Il termine "universale" è dovuto al fatto che questa forza si manifesta costantemente in tutte le epoche, in tutte le razze e nell'intero campo di vita terrestre.  Questa forza cerca ciò che si è perduto da tempi immemorabili.  Essa chiama senza sosta l'uomo per renderlo cosciente della sua vocazione originale e della nobiltà della sua origine.   Il divenire cosciente, il rinnovamento e l'elevazione in un nuovo stato d'essere è quindi il fine dell'intervento universale.  Questo fine è più o meno chiaramente espresso in molti scritti, leggende e miti di svariati popoli.  Uno di questi è la Bhagavad Gita, il Canto del Beato.   La Bhagavad Gita può essere considerata il vangelo dell'India; essa fa parte del Mahabharata, un poema epico, e illustra il dialogo tra Arjuna e Krishna ...
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La coesione con tutto

L'amore è unità, unità senza alcuna divisione. L'amore esiste solo così, non esiste in astratto, in teoria, non è un'idea.  E' piuttosto l'espressione dell'idea quando incontriamo qualcuno.  E' la radiazione calma, serena, unificata della coscienza che non risente più né attrazione né repulsione, le quali fanno nascere violenti turbini d'energia, che da un lato consumano l'essere con le passioni e dall'altro l'intristiscono sotto l'influsso glaciale dell'antipatia.   L'amore rende mite. Non v'è più né ricerca dell'errore né accusa, perché il destino e gli avvenimenti sono percepiti come la conseguenza logica d'atti anteriori - il cui conto è presentato - che offrono però contemporaneamente la possibilità d'un nuovo inizio. Davanti a questa legge di grazia noi diveniamo silenziosi.   Vediamo, percepiamo e sentiamo i rapporti di tutto con tutto, di tutti con tutti.  Davanti alla grandiosa coesione dell'Universo non si può far altro che restare silenzio...
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La violenza annientata

Cosa riempie la vita del mite?  Da dove questi trova il suo coraggio?  Da dove attinge la forza 'sovrumana' d'amare anche i suoi nemici? Ecco una domanda importante, poiché il mite capace di tanto possiede la chiave della pace.  E, quando si possiede la chiave con la quale annientare la violenza, tutti i nostri problemi sono risolti. Non v'è infatti niente che noi desideriamo quanto la scomparsa della violenza, la risoluzione della lotta per la pace.  Se può farlo il mite, perché non noi?   Dobbiamo avere il coraggio di varcare le frontiere dell'ego.  Non è poi così difficile come pensiamo.  E' dunque così difficile nascere?  Qui si tratta in particolare di una rinascita, del miracolo della nascita nella notte di Natale, la nascita d'una luce, cioè di una nuova comprensione nelle tenebre della nostra coscienza-ego limitata.   Poiché al di fuori della coscienza personale ordinaria v'è la Coscienza universale, che riempie l'intera creazione.  Noi pro...
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Essere mite

Per continuare nelle nostre riflessioni si rende necessario comprendere cosa vuol dire essere mite.   Per spiegare la parola 'mite' senza celebrare questa virtù, come invece fanno cantici e inni, ricordiamo i seguenti punti essenziali.  Essere mite è possedere la forza dell'equilibrio interiore; l'equilibrio interiore nasce quando siamo coscienti dell'essenza della vita e della nostra relazione con l'universo.  Essere mite è fare la continua esperienza della non-dualità.   Essere mite è essere perfettamente non-combattivi; e la non-combattività è una forza che supera la violenza. E' una forza che proviene dall'unità, dall'unità della Vita universale, dall'unità dell'universo. In essa ogni giudizio e ogni critica possibile scompaiono.   Essere mite è fare del comandamento di Cristo "Amate i vostri nemici" uno stato d'essere.  Questo comandamento non differisce dalle antiche tradizioni, che non miravano ad altro che a condurre l'uomo alla perfe...
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Non-fare

L'allievo riesce a provare qualcosa di un'altra realtà di vita solo allorquando comincia a comprendere un po' le leggi che reggono la trama della sua vita attuale. Questa possibilità non si basa allora su un sublime pensiero suggeritogli dalla Scuola Spirituale, ma è la vita stessa a insegnarglielo.   Quando la personalità-ego non ragiona più, ma si pone nella vita stessa, si lascia vivere dalla vita, allora comincia a sapere. La sua coscienza nella materia si sposta lentamente verso la "causa" della sua esistenza, e immediatamente e intensamente l'allievo risale il filo delle conseguenze fino alla causa. E cosa scopre allora? Che l'intera vita dell'uomo è fatta delle sue idee sulla vita.   Questa convinzione è onnipresente: essa possiede la forza di dare forma alla vita dialettica secondo la sua idea. La nostra situazione personale attuale risulta dunque dalla nostra convinzione anteriore che agisce come una forza. Noi non ne eravamo ancora coscienti, poiché...
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Qual è il fine della nostra vita?

Amici, siamo arrivati alla conclusione della seconda parte che la domanda a proposito del destino non può formularsi così: "Agire o non agire? Attivo o non attivo?", ma soltanto come segue: "Qual è il fine della nostra vita? Siamo noi stessi (l'io) il fine, o è il ritorno al fiume della creazione divina?".   Dopo quanto analizzato nei capitoli precedenti diventa allora chiaro che il non fare al quale allude Lao Tsè significa il non fare più, il non essere più attivo dell'io e del suo piccolo mondo. E' questo il ritorno al fine originale. Anche Virata conosce il ritorno, ma non è il ritorno verso l'originale e il non io, ma solo il ritorno a un'altra situazione terrestre. E' di nuovo un ideale, un essere attivi, senza scopo, senza scopo preciso. E' un agire senza volontà propria, unicamente mosso dalle circostanze esteriori. E' di nuovo il piccolo mondo con, al centro, Virata, guardiano dei cani.   Anche noi, ad ogni istante della nostra vita, ci creiamo un...
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C’è un atto che crea karma e un agire che è senza conseguenze?

Cari amici, alla fine della prima parte di questo argomento che stiamo trattando insieme, ci siamo lasciati con le seguenti domande: C'è dunque un atto permesso e un atto che non è permesso? C'è un atto che crea karma e un agire che è senza conseguenze? Cosa è permesso nella vita e cosa non lo è? Lo scrittore Stephan Zweig tenta un approccio della soluzione del problema "Fare o non fare" in un breve racconto che intitolò "Die Augen des ewigen Bruders".  Della sua opera diceva, non senza un certo rispetto, che era una leggenda e non un racconto; l'ha d'altronde scritta con uno stile e un ritmo che ricordano la scrittura sacra. Lo riassumiamo in poche righe. L'eroe principale è Virata, un nobiluomo. Chiamato dal re a difendere il regno, egli uccise, senza saperlo, durante un combattimento notturno, il proprio fratello. Da allora gli occhi morti di quest'ultimo gli bruciano l'anima e gli pongono senza tregua il dilemma: fare o non fare? Egli abbandona gli affari del...
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